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La passione per i colori - per i colori intensi, e per la forma infonde entusiasmo all’artista per il proprio lavoro, ed è la stessa passione che l’amante della natura e dell’arte prova per il paesaggio antropizzato del Ticino, quotidianamente esplorato, per i suoi villaggi e in particolare per i suoi fiori. Ma ogni cosa può trasformarsi in un soggetto per l’uomo che non dimentica di aver vissuto nel mondo dell’economia e che accetta anche di eseguire lavori commissionati da aziende, senza timore di contaminazione e anzi, ben disposto alla sfida; ovviamente le condizioni imprescindibili per accettare tali commissioni sono l’assoluta libertà artistica e la monumentalità nella realizzazione delle idee presentate. Infatti le procedure industriali possono, proprio perché note fin nei minimi particolari all’artista, portare a soluzioni pittoriche suggestive. Oppure possono ispirare collage o assemblaggi, in cui banconote e monete o ritagli di giornali economici acquistano improvvisamente, in quanto immagini cariche di significati simbolici, una forza espressiva allo stesso tempo critica e poetica.
Questo perché nessuno dei lavori di Picchio nasce gradualmente da una intuizione gestuale, bensì ogni opera è ben presente e definita fin dall’inizio nella sua mente e, sulla base di uno schizzo, deve solo venire realizzata. Ciò rispecchia il temperamento energico dell’artista, teso ad organizzare il proprio lavoro. E quando tali schizzi, così come i lavori già realizzati, sono memorizzati in un computer, l’artista segue l’istinto che caratterizza la sua produzione e si dimostra all’altezza del suo tempo sotto tutti gli aspetti. Egli ricava notevoli stimoli proprio differenziando e riproducendo in serie, mediante tecniche semplificate, idee pittoriche già sperimentate: più o meno l’effetto fantastico che si nota osservando le meravigliose cime alpine avvolte dalle nubi con il passare dei giorni e delle stagioni.
E se gli stimoli si susseguono senza posa, la natura del Ticino così come le richieste del mondo degli affari, uno di questi può anche derivare dal linguaggio. Probabilmente Picchio ha avuto l’idea di creare immagini dalla lingua dopo che un nipote gli ha chiesto se poteva realizzare anche graffiti. Anch’esse sono impressioni primarie, rimembranze visive – paradossalmente di fenomeni tradotti in maniera così suggestiva che l’essenza delle parole diventa quasi inconsistente. Parti di lettere che volteggiano vorticosamente comunicano la vitalità del jazz, mentre quella del sesso è espressa da colori accesi. E le lettere che compongono la parola “stress” sono così spaventosamente annodate insieme che vediamo immediatamente trasferito in esse un senso quotidiano di minaccia.
Dr.Martin Kraft , Critico d’Arte
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